As deep as a bite, as dark as the night * di Paolo Ciregia

Buio, sta diventando tutto buio. Come i cieli che mi hanno ricacciato quaggiù. Che mi hanno costretto a tuffarmi nel nero colloidale dell’anima. Che mi hanno scaraventato al cospetto dei demoni in cui si riflette il mio mondo.
È stato come piombare in acqua di notte. Sì, lo so bene che è giorno! Un giorno come un altro. Anche se il mio cielo è nero. D’improvviso, entrando, ho sentito il velo che separa l’aria dal liquido, andare in pezzi. Subito, sulla pelle, dopo un abbraccio gelido. Stringe forte ora. Vuole penetrarmi nei polmoni, credo. Mi devo opporre. Devo farlo con tutte le forze.
Che senso ha, mi chiedo, opporsi a qualcosa che nemmeno riesco a vedere?
Ho i brividi… Il tremore della pelle si trasmette alle ossa. Da queste all’anima già sconvolta. Nei sussulti del corpo si compongono i demoni che mi accompagnano. Prendono forma di un volto tumefatto, si allungano in graffi che stridono su pietre sanguinanti sotto le unghie di un orso. Enorme. Nero, anche lui…
Il sangue urla sofferenza. Cola in terra. In una notte qualunque di ragazzi qualunque. Anche il loro tormento ha lasciato cicatrici sull’asfalto.
Sono in un vortice di disagio… ma è il mio o quello del mondo? La sofferenza ormai muta dei graffiti si allunga, perdendosi nel terreno fino a diventare ombre che a loro volta si dissolvono in una bianca bara deposta sotto gli alberi. Mi avvicino. Mentre esito vedo la bara sollevarsi, distendersi in una tenda chiara. Il nero mi da tregua… anche la tenda però si fa liquida e accoglie un corpo inerte. Rimane lì, immobile come in una morta lungo un fiume. Sospeso in un surreale funerale cui nessuno assiste. Lo sguardo si sposta su sedie  vuote, bianche nella notte, come la bara, come la tenda. Forse attendono, pazienti, i cadaveri che devono accogliere. Dietro di loro un muro di nera notte presto diventa vecchio e sporco intonaco. Il bianco ferro delle sedie cornice scura. All’interno, inchiodato dal tempo, il ricordo di ciò che è il mondo degli altri, disperso in un campo di girasoli. Percepisco che i fiori inseguire immobili nel muro, quel sole che non riesco a vedere, nemmeno riflessa in un quadro. I petali si raggrumano in una trama che prende forma. Quella di una schiera carica di pena, seduta al bordo di un letto privo di speranza. Davanti… nulla. Nel nero s’accendono d’improvviso due luci. Sembrano occhi… Sono occhi! C’è ancora vita da qualche parte nel mio mondo!
Non so nemmeno perché lo faccio, ma per la prima volta da quando mi sono immerso nel furore oscuro dell’anima mia, rialzo la testa.
Il cielo è sempre nero. In alto però una nuvola bianca inizia a cancellare l’oscurità. In basso la imita una candida, piccola statua… Compare una lampione che fa a pezzi il buio e mi mostra le foglie di un albero sopra di me.
Impacciato ci provo. Lento inizio a riemergere dal colloso catrame del mondo che ho edificato. Sento stracciarsi piano quell’abbraccio di morte che mi teneva immerso.
Provo a riaprire gli occhi…

* da Everything At Once di Lenka Kripac
Testo di: Sandro Iovine
Esposizione a cura di: Sandro Iovine
Stampa a cura di: Roberto Berné

Dettagli

Quando: dal 12 al 19 ottobre, 2013
Orario apertura: lunedì – domenica, 10:00 – 18:00
Luogo: Il Ciani
Prezzo: LuganoPhotoDays Pass

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